My mind's walls

My favourite excerpts and quotes from the books i read

May 25
“watch me unravel
I’ll soon be naked”
Undone (The Sweater Song), Weezer, Weezer (1994)

May 15
Wu ming 2 in piazza Macao: presenta il nuovo libro nel modo migliore..dialogando.

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Apr 16

Umberto Albini - I Greci (Storia del teatro - Garzanti) pag. 13

Polluce […] include nella categoria dei cattivi interpreti chi è querulo, chi brusisce, chi declama ampollosamente, chi urla o strepita e chi ha toni troppo acuti o striduli, nonhché i castratini ecc. Ma probabilmente Polluce condanna l’impiego di questi moduli, non in assoluto, bensì là dove stonino con il personaggio.


Apr 8

Aldous Huxley - L’uomo e dio - pag. 116

La nostra è un’età che ha eretto la futilità a sistema, e l’imbecille in noi è diventato uno dei Titani, sulle cui spalle grava il peso dell’organizzazione sociale ed economica.


Dec 16

I never married
Never had those kids
I loved too many
Now heaven’s closed its gates.
I know I’m bad
To jump on you like this
Some things don’t change
My middle name’s still ‘Risk’

Emiliana Torrini - Sunny Road - Fisherman’s woman - 2005


Nov 26

Peter Hoeg - I quasi adatti - pag. 195

“Dove lo hai imparato?” chiesi. “Prima non lo sapevi.”
“Sono cresciuto” rispose “è questa la nostra possibilità quando il tempo passa e si diventa grandi. Non è che il dolore sia minore. Ma si diventa più bravi a sopportarlo.” 


Nov 25
“Una signora voleva tanto dargli dei baci
non dico tanti, anche solo sette otto
(mila). Invece era proibito perciò non glieli dava.
Se però non fosse stato proibito glieli avrebbe dati tutti
dal primo all’ultimo.
A cosa servono i baci se non si danno?”
V. LAMARQUE, La signora dei baci (via leparolerubate)

(via arsmaieutica)


Peter Hoeg - I quasi adatti - pag. 157

Non dissi molto, non ce n’era bisogno. Lei sedeva sulla cassa, chinata in avanti, e mi ascoltava. Ascoltava anche le mie pause, tutto, anche quello che non riuscivo a dire.
Sedevamo lì, e io sapevo che questo si prova quando si è completamente accettati. Si siede accanto a un’altra persona e si viene capiti, tutto viene capito, e niente viene giudicato, e si diventa indispensabili. 


Nov 24

Peter Hoeg - I quasi adatti - pag. 156

Non si può mai abbandonare un bambino senza precipitare se stessi nella perdizione, mai. È una regola contro la quale non si può fare nulla.


Nov 23

Peter Hoeg - I quasi adatti - pag. 155

Era tutto, il bacio era tutto. Tutto quello che avevi sognato ma mai ottenuto, e tutto quello che ora non sarebbe mai arrivato, perché dovevo andarmene ed ero perduto.
Cancellò il tempo. Sapevo che lo avrei ricordato per l’eternità, e che non avrebbero potuto togliermelo, mai, qualunque cosa fosse accaduta. Allora l’attimo divenne un attimo assolutamente senza paura. 


Nov 22

Peter Hoeg - I quasi adatti - pagg. 133-134

Ma continuammo a salire, lo feci per August. Pensai che la legge della reciprocità non poteva essere una legge della natura. Quando le persone sono deboli e indifese, come ora August, può diventare necessario fare qualcosa per loro senza ricevere nulla in cambio. Non importa cosa.
Anche se poi qualcosa si riceve. Ero sceso e risalito per aiutarlo e proteggerlo. Adesso era come se mi aiutasse lui. Come se ci si potesse liberare aiutando gli altri.
Non riesco a dirlo meglio. 


Nov 21

Peter Hoeg - I quasi adatti - pag. 114

Non è con cattive intenzioni che uno valuta la gente. È solo perché lui stesso è stato tante volte sottoposto ai test. Alla fine non riesce a pensare in altro modo.
Forse uno non se ne rende conto così chiaramente, se è sempre riuscito a fare più o meno quello che gli veniva richiesto. Forse se ne rende conto chi sa che per tutta la vita sarà sempre sul limite. 


Nov 20

Peter Hoeg - I quasi adatti - pag. 107

Forse è sbagliato credere che le contraddizioni possano essere spiegate.


Nov 19

Peter Hoeg - I quasi adatti - pag. 92

Quando uno valuta qualcosa è portato a pensare che vi si possa applicare una scala di valori lineare. Altrimenti non è possibile alcuna valutazione. Quando una persona dice che una cosa è buona o cattiva, o un po’ meglio di ieri, afferma l’esistenza di un codice di votazione, dice che in modo più o meno chiaro e logico è possibile attribuire un numero a una prestazione.
Ma non è mai stato dato un codice alla pratica del dare voti. E questo non lo dico per offendere qualcuno. Nella storia del mondo, per una cosa appena un po’ più complicata di una semplice azione in campo o di una corsa sui quattrocento metri, mai nessuno è stato in grado di produrre un codice che potesse essere imparato e applicato da diverse persone in modo da dare come risultato lo stesso voto. Mai ci si è trovati d’accordo su un metodo per stabilire quanto un disegno, un pasto, una frase, una parolaccia, un furto con scasso, uno schiaffo, un canto patriottico, un tema, un cortile di scuola, una rana o una conversazione fossero buoni o cattivi, migliori o peggiori di un altro.
Mai, niente che si avvicini a un codice.
Ma un codice è importante, è quello che ci assicura di poter parlare di qualcosa, apertamente e onestamente. Un codice è una cosa che si dovrebbe poter insegnare[…] 


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